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Acquaticità 3-6 anni: come e quando separare il bambino dal genitore

Far prevalere un approccio pedagogico adeguato, rispettoso delle esigenze fisiche ed emozionali del bambino, coinvolgendo attivamente i genitori, favorisce  una miglior crescita acquatica del bambino, facilita e rende più gratificante il lavoro dell’ insegnante, fidelizza ulteriormente genitori e bimbi alle piscine!

Considerando le caratteristiche dei bambini da 3 a 6 anni e avendo potuto verificare, in anni di esperienza, che i bambini che frequentano i nostri corsi con la presenza del genitore raggiungono risultati nettamente superiori  rispetto ai bambini che frequentato da soli, ritengo che sarebbe importante che ogni struttura desse la possibilità ai bambini di rimanere in acqua assieme  ad un familiare di riferimento almeno fino ai 4/5 anni (età in cui hanno in parte superato lo stress dell’ ingresso nella scuola dell’ infanzia), pur mantenendo qualche corso a disposizione di quei bambini i cui genitori sono impossibilitati ad entrare in acqua, ad es. per motivi di salute o perché devono seguire dei fratellini più piccoli.

Nel nostro centro organizziamo sia corsi con i genitori  che senza e, dopo aver spiegato e permesso loro di vedere i diversi risultati raggiungibili  diamo la possibilità di scegliere in quale corso iscriversi. Solo una piccola parte (circa il 3%) sceglie di non entrare in acqua, per i motivi sopra riportati, accontentandosi di risultati più lenti.

Nel momento in cui i bambini sono in grado di percorrere almeno una vasca a cagnolino da soli, di fare tutti i tipi di galleggiamenti statici, le spinte e gli scivolamenti, hanno sviluppato una buona capacità di attenzione e hanno socializzato bene con i loro compagni di gruppo (generalmente a 4/5 anni), invitiamo i genitori ad uscire dall’ acqua rimanendo però in costume e nelle vicinanze, facendosi magari un po’ di idromassaggio e di benessere!

Nel giro di 2 o 3 lezioni nella stragrande maggioranza dei casi i bambini non si preoccupano più della presenza o meno dei genitori .Grazie a questa scelta, che rispetta le esigenze emozionali dei bambini, regna sempre un clima di piacere e di divertimento e le energie vengono investite per far fare progressi ai bambini e non per abituarli al distacco (obiettivo a cui ci pensa già alla grande la scuola dell’ infanzia ) !

Purtroppo nella maggior parte delle piscine le attività per bambini da 3 a 6 anni vengono ancora svolte senza la presenza del genitore.
Le motivazioni probabilmente nessuno se le è mai chieste e ci si giustifica con varie modalità: a tre anni sono pronti alla separazione, sono già abituati con la scuola dell’ infanzia…con i genitori in acqua i bambini imparano poco o nulla…i genitori non ne vogliono più sapere di entrare in acqua…i genitori sono stati abituati così ed è impensabile cambiare…se facciamo entrare i genitori in acqua abbiamo bisogno di più spazio…o con molte altre scuse improvvisate che , a mio avviso non stanno in piedi.

Probabilmente il dato di fatto è che nessuno si è posto davvero il problema su cos’ è meglio per il bambino e per la struttura e, visto che questi corsi sono iniziati come anticipazione della scuola nuoto che normalmente si fa senza la presenza dei genitori, si è ripresa la stessa modalità per abitudine.
Di fatto a 3 anni il bambino sta vivendo un forte momento di stress in quanto si trova di punto in bianco per 8 ore al giorno in un ambiente nuovo, diverso dal proprio e senza la presenza di un famigliare di riferimento. Ogni mattina vive l’ ansia di separazione che riesce a superare grazie al fatto che a scuola si affeziona ad un altro adulto di riferimento a cui si lega grazie alla continuità (vede la stessa insegnante per parecchie ore al giorno tutti i giorni). Al termine della scuola la cosa che più desidera è tornare nel proprio ambiente domestico e ritrovare la presenza del genitore . Immaginate il suo stato emozionale nel momento in cui anziché tornare a casa viene portato in piscina (spazio in cui negli anni precedenti aveva sperimentato come momento unico di coccole e di esclusiva attenzione del genitore) e si trova di nuovo abbandonato!

La maggior parte degli insegnanti che lavora con bambini di 3 anni passa la maggior parte della lezione a consolare i bambini… tempo prezioso che potrebbe invece venir investito per far continui progressi… facendoli divertire!

Se un’insegnante sa coinvolgere bene i genitori potrà trasformarli in splendidi operatori che seguiranno individualmente ogni singolo bambino permettendogli di lavorare per l’intera lezione al massimo delle sue possibilità e con il massimo dell’ entusiasmo. I genitori si possono addirittura coinvolgere anziché per gestire direttamente i loro bambini, per fare assistenza in percorsi con diverse stazioni di lavoro. Se si lavora in acqua profonda con la presenza di un adulto per ogni bambino, nel giro di pochi mesi, ognuno di loro potrà imparare a nuotare da solo a cagnolino, a fare i galleggiamenti statici e addirittura  spinte e  scivolamenti e capovolte. Per raggiungere gli stessi risultati senza genitori ci si impiega il triplo del tempo

Mi auguro che a breve sempre più piscine optino per questa scelta, consapevoli che se un bambino di 3-4 anni vive con disagio emozionale l’esperienza in piscina, difficilmente sceglierà di fare nuoto negli anni successivi e con molta probabilità opterà per un’altro sport… che avrà conosciuto senz’altro dopo i 4 anni (età in cui iniziano la maggior parte degli altri sport!) .

Per esperienza posso confermare che i genitori desiderano il meglio per i loro figli e se sanno che rimanendo in acqua per un altro anno i loro figli raggiungeranno risultati nettamente superiori, quali la completa autonomia acquatica (riducendo il rischio dell’annegamento), sceglieranno questa opzione, indipendentemente dalle abitudini precedenti

Nadia Carollo

 

 

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